Pietro Gatti il Poeta di Ceglie Messapica.

…e della sua terra rossa

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Cussu paise mije

Cussu paise jave assè ca i mmuerte.
Ippure a stu paise ind’a lle strate
tra nna chjanghele i ll’ate cressce l’erve
queda stesse de fore i a lle pezzule
i rripe a lle paretere le fiure
tutt’anzibbele com’a ttanda uecchje
de peccinne ca sciochene ind’o sole.
Vugghje sarà de n’ata vite.
A vite?

Pietro Gatti

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Dialetto di Ceglie Messapica

Non può che farmi piacere, il trovare tracce del “nostro poeta” on line.

POESIA E DIALETTI

PIETRO GATTI
A terra meie

’A terra mea bbone,
come se dîsce alle muerte de case,
c’angore vìvene atturne:
le rape forte i ambunne
d’a gramégne, ca na ppué’ scappà tutte sane,
scapuzzate a fatijë, i ppo sobbe alle mascêre
d’appeccià u tiembe de fiche,
’a sera tarde, i sckattarizze de cardune
i vambë sembe cchiù jerte a serpiendë de fueche
i jùcchele i zumbë de le peccinne,
ca u core te rite chjine de priêsce
scurdànnese pe nnu picche.
– Le fafarazze none, p’a cuscîne –.

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L’amicizia di Donato Valli per Pietro Gatti

Ceglie, 4 dicembre 1996
Caro Donato,
ti scrivo lentamente e arrancando.
La scoppola datami all’improvviso verso le 4 del mattino del 25 agosto scorso è stata brutale…
Le conseguenze di questo manrovescio, che ha quasi distrutto il mio fisico (e non solo esso), sempre più debilitato d’altronde negli ultimi anni, sono irreversibili…
Mi ricorderai certamente sempre. Ricorderai sempre il frutto splendido della mia vita, che tardivamente ma tanto più ingordamente ho goduto e ne ho fatto parte agli amici…
Ho già ridetto ai miei della grande congerie dei miei testi poetici manoscritti e dattilografati e dei vari posti di giacimento. Sarai tu ad occupartene in assoluta libertà. Mi piace enormemente pensare al “postumo”…
Per ultimo: “Viva la mia poesia!” Per essa, con essa in essa vivrà pure la mia Terra, vivrà pure il mio umilissimo nome…
Con ciò, basta.
Pietro
***
Versi dialettali di Pietro Gatti narrati da Valli, di Dino Levante
Tutto è poesia e la poesia è Donato Valli. Non ci sarebbe stata poesia salentina, assurta a livelli internazionali, senza l’attenzione riservata dall’allora giovane studioso e critico letterario e poi, negli anni successivi, dal docente universitario, ora attempato, veterano conoscitore dei meandri della scrittura lirica di questa terra. L’odio e l’amore raccontato nei versi da tutti, proprio tutti i poeti salentini dalla fine dell’Ottocento sino ai nostri giorni, sono stati il pane quotidiano oggetto di amorevoli cure da parte di Valli. Tra quegli autori un singolare profumo emanavano gli uomini di lettere dialettali, che usavano un linguaggio ormai desueto, di pochi, quasi un gergo antico attualizzato, contaminatosi col tempo e con la continua presenza dei mass media. A loro Valli non ha lesinato studi e autorevoli contributi critici. Così come ha fatto con i due preziosi volumi dal titolo Pietro Gatti. Poeta, arricchiti da disegni inchiostri e opere pittoriche di Domenico Uccio Biondi e dalla utile e puntuale nota bio-bibliografica di Gerardo Trisolino. L’antologia si colloca nel dibattito, ancora attuale, sulla poesia dialettale contemporanea, ritornato insistente proprio negli ultimi mesi per le poco piacevoli spinte politiche nordiste, sul problema della distinzione tra liriche dialettali e componimenti popolari. Già Pier Paolo Pasolini aveva assunto come espressione e strumento di condivisione il dialetto friulano, proponendosi di aggredire la conoscenza tramandata attraverso una lingua ormai mortificata e svilita da un accademismo plurisecolare. Con Gatti, uno dei punti più alti della poesia dialettale del Salento, uno dei più convincenti poeti dialettali italiani, il linguaggio popolare viene utilizzato negli stessi modi della lingua letteraria. Negli scritti dell’autore vissuto a Ceglie Messapica (sebbene nato a Bari il 19 gennaio 1913), tangibili sono il fermento di una certa vivacità culturale, la tendenza verso una contemplazione meditata e assorta, un particolare gusto per l’autobiografismo, manifestato qua e là nei versi in dialetto brindisino cegliese. Questi aspetti rendono l’opera poetica di Gatti più riconducibile nell’ambito dei poeti dialettali di arte piuttosto che nella sfera della schietta tradizione popolare e ciò lo si constata facilmente leggendo le traduzioni in lingua dei suoi componimenti dialettali. Come si diceva un mondo meditativo, quello dell’autore morto nel silenzio della campagna cegliese il 27 luglio del 2001, con una tendenza spiccata verso una introspezione che sembra assumere, a volte, toni esasperati. Il poeta propone il suo smarrimento che scaturisce dalla consapevolezza del misterioso corso delle vicende umane, una serena considerazione del proprio destino. Tante le occasioni di riflessioni e intriganti pensieri.
Pietro Gatti rappresenta il punto più alto della poesia dialettale del Salento e uno degli acquisti più convincenti della poesia dialettale dell’intera Nazione.
Tutto il suo incedere sui sentieri della creazione lirica può essere contenuto in una antica ma sempre attuale verità: realtà come poesia e poesia come realtà.
L’una e l’altra esaltate dal miracolo della parola/verbo. È questa parola che schiude i confini invisibili d’un mondo dove tutto si anima e ogni minimo oggetto racconta la sua storia. Ed ecco allora l’accanimento sulla parola poetica in maniera da trarne tutti i possibili vantaggi di incanto e suggestione.
L’umile poeta, il silenzioso e schivo artigiano di un paese che sembra dimenticato dal mondo, Ceglie Messapica, è abbacinato dalla legge antica e fatale che lega il contadino alla sua terra, è fasciato dalle voci, dagli echi che giungono dalla vita della natura, è immerso in questa realtà che va oltre il visibile, oltre la storia, fino a dilagare nel mondo dei morti, dei tanti fanciulli vittime innocenti, falcidiati dalla miseria e dalla fatalità. Quanto più la realtà è dura e spietata, tanto più la scrittura diventa ricca e densa di pietà.
Donato Valli

come se stessimo contemplando “la primavera ” del Botticelli

al balcone

«Talvolta una proposizione può essere compresa solo leggendola col ritmo giusto. Le mie proposizioni vanno lette tutte lentamente». (Wittgenstein). E così accade per i versi di Pietro Gatti, vanno letti, centellinando proposizione dopo proposizione, per assaporare tutto il calore del sud, seguendo un ritmo andante segnato dal metronomo della sua vita.

Poeta contemporaneo salentino, nasce a Bari nel 1913, ha vissuto sin dall’infanzia a Ceglie Messapica, città d’orgine della sua famiglia. Muore nella stessa, il 27 luglio del 2001.

Pietro Gatti, uno dei maggiori poeti dialettali salentini, narra con genuina cura tutto ciò che ha riguardato la vita nella meravigliosa terra salentina. La sua poesia è come per incanto il nostro mondo, la nostra vita, la nostra poesia.

Sceglie il linguaggio poetico, perchè come Heidegger considera “il linguaggio la casa dell’essere”, in questa dimora abita l’uomo; i pensatori e i poeti sono i guardiani di questa dimora”. La poesia dà nome alle cose e fonda l’essere e Pietro Gatti con i suoi versi conferisce magistralmente nome ai sentimenti, all’amore, alla natura, alla fanciullezza, alla vecchiaia. È sufficiente leggere qualcuna delle poesie per comprendere quanto la sua vita è in simbiosi con la poesia, sembra non poter farne a meno neanche quando è stato colpito dalla malattia in un’età ormai canuta, e invece di fermarsi come il destino gli ha imposto, chiede alla figlia di scrivere i suoi versi. Indice senza dubbio di un autentico poeta e di un generoso uomo che non intende lasciare incompiuta la sua opera.

Mi viene in mente, a tal proposito, un altro grande poeta e filosofo Friedrich Nietzsche che chiese – quando la malattia lo aveva debilitato completamente – al suo fedelissimo amico Peter Gast di scrivere l’ultimo capolavoro “Ecce homo”.

Pietro Gatti ama il Salento, la sua terra se pur nella povertà di quegli anni, tant’è che scrive e comunica con il dialetto. Così si legge: «Ce nnotte! Nu cielu pesande de stele / anghiuppate / ca pare vò ccate sobbe ö munne, / ca spette i u respire mandene». (Pietro Gatti. Poeta, Manni 2010, p. 78, I vol.) –  «Che notte! Un cielo pesante di stelle addensate che pare voglia cadere sul mondo, che attende e il respiro trattiene». Così come canta la natura, la luna, le rose, i fringuelli, i moscerini che calano col sole: «Na muscareddozza peccionna peccionne – june de quide c’a nuvole / quanne sté ppone u sole, ma ce ffavuggne!». (p. 230, I). «Un moscerino minuto minuto – uno di quelli che a nuvola quando sta calando il sole ma che afa!». Descrive la povertà non per rappresentarla come un fardello o una calamità, ma diventa persino un motivo di riscatto, di ulteriore ricchezza interiore.

Crea poesie melodiose, vibranti di passione per la terra, per la donna amata, per la vita. Dimostra  un amore totale per la terra natìa, quasi come se volesse ringraziarla, in un gesto di venerazione, oltre ad una smisurata generosità, tolleranza e giustizia che ha verso tutti.

Traboccano di sentimento i suoi versi, non sono ingordi, avidi, ma donano a cuore aperto ciò che l’autenticità dell’uomo sente di esprimere. Percepisce e comunica il suo modo di poetare sincero, e lo dice chiaramente in una delle sue lettere: la poesia, la vita, deve essere messa a servizio di tutti, conosciuta con la speranza di infondere coraggio, determinazione, amore per ciò che può sembrare ovvio, ma che dell’ovvietà nulla ha a che fare con Pietro Gatti.

La poesia è libertà di essere, di esprimersi, la poesia è una via sublime per comunicare con un linguaggio aulico l’esistenza contornata da una miriade di sfaccettature, policromie nell’unicità autentica della vita e della verità. I versi cantano col fascino alchemico e puro del dialetto la civiltà contandina, fornendone un quadro dettagliato come se stessimo contemplando la “Primavera del Botticelli”. Il nostro Gatti appare come il pittore, l’artigiano della poesia, il sensibile fabbro di una civiltà contadina di Ceglie Messapica che dai contorni ha delineato la materia dandone forma, forgiandola fino a creare un’inconfondibile e inimitabile stile.

Dalla poesia di Pietro Gatti il lettore che ama nutrirsi di nettare profumato, dolce e intenso, attinge come «un raggio uno spiedo di fuoco da un’incrinatura delle nuvole. / Un’ala l’attraversa a fulmine. / S’accende. Uno sprizzo di luce». « … Na rasce / nu spite de fueche / da na senghe de le nùvele. / N’are / a ‘ndraversésce a ffùrmene. / S’appicce. / Na sprascidde de lusce». (p. 245, I).

Per tali motivi, sufficienti ma non i soli, che la poesia di Pietro Gatti va ricordata. È magica: accende il cuore di ogni uomo che intende conoscere e apprezzare la luce dietro l’oscurità delle nuvole di quella superficialità che a volte eclissa la stessa realtà.

 

Alessandra Peluso

(I versi sono contenuti nell’“Opera omnia” dedicata a “Pietro Gatti. Poeta”, a cura di Donato Valli, Manni Editori).

Omaggio a Pietro Gatti

Martedì 22 luglio alle ore 19.00, presso il Laboratorio Urbano MAC 9CENTO in Via San Paolo della Croce a Ceglie Messapica, si terrà l’atteso evento culturale “Omaggio a Pietro Gatti”. Durante la serata saranno presentati i due volumi dedicati al poeta cegliese : “Pietro Gatti e la modernità poetica” (opera che raccoglie tutto il materiale del ‘Seminario di studio in occasione del centenario della nascita del poeta’ Pietro Gatti) e “A Villa Verde” (una composita minisilloge prodotta tra l’aprile e il luglio del 1991, durante i duri giorni del terzo e quarto ricovero di Gatti presso la clinica “Villa Verde” di Martina Franca).

Interverranno : Antonio Lucio Giannone – Università del Salento, Lino Angiuli – Poeta e critico letterario, Carlo Alberto Augieri – Università del Salento, Salvatore Francesco Lattarulo – Giornalista, scrittore e critico letterario.

Dopo la pubblicazione dell’Opera Omnia, avvenuta nel 2010 e il Seminario di Studio “Pietro Gatti e la modernità poetica” realizzato il 2 marzo 2013, in occasione del Centenario della nascita dell’illustre cittadino e poeta cegliese, anche questo evento rappresenta un ulteriore importante tassello nel percorso che la Città di Ceglie Messapica intende portare avanti come segno concreto di gratitudine e di riconoscenza nei confronti dell’uomo e dell’artista Gatti.

Il Poeta Pietro Gatti ha narrato con sincera genuinità e con particolare cura tutto ciò che riguarda la vita nella meravigliosa terra di Ceglie Messapica, nella sua terra amata.

Scegliendo il linguaggio poetico e l’idioma cegliese Gatti ha fatto si che, come per incanto, il nostro mondo, la nostra vita e la nostra realtà diventassero poesia.

La scia luminosa della sua poesia vive nella memoria e rappresenta un punto fermo per rafforzare il nostro impegno per diffondere ancor di più l’opera letteraria del nostro mite e grande poeta dialettale.

Comunicato Stampa dell’Amministrazione Comunale di Ceglie Messapica

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CD edito da Gelsorosso

Per questo post ringrazio moltissimo Ahi Ceglie.

Pietro Gatti, un cd con la sua voce

L’articolo di Francesco Salvatore Lattarulo sul “Corriere del Mezzogiorno” di domenica 7/4/2013.

19 gennaio 1913 * 19 gennaio 2013

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Negli scritti dell’autore vissuto a Ceglie Messapica, nato a Bari il 19 gennaio 1913, tangibili sono il fermento di una certa vivacità culturale, la tendenza verso una contemplazione meditata e assorta, un particolare gusto per l’autobiografismo, manifestato qua e là nei versi in dialetto brindisino cegliese. Questi aspetti rendono l’opera poetica di Gatti più riconducibile nell’ambito dei poeti dialettali di arte piuttosto che nella sfera della schietta tradizione popolare e ciò lo si constata facilmente leggendo le traduzioni in lingua dei suoi componimenti dialettali. Un mondo meditativo, quello dell’autore morto nel silenzio della campagna cegliese il 27 luglio del 2001 all’età di 88 anni, con una tendenza spiccata verso una introspezione che sembra assumere, a volte, toni esasperati. Il poeta propone il suo smarrimento che scaturisce dalla consapevolezza del misterioso corso delle vicende umane, una serena considerazione del proprio destino. Tante le occasioni di riflessioni e intriganti pensieri.Pietro Gatti in un disegno di Uccio Biondi

Dopo che i fari si accesero sul nostro poeta in occasione della pubblicazione dell’opera omnia da parte di Manni editore, pare tornato l’oblio; c’è da rammaricarsi delle nuove distrazioni scese su Pietro Gatti, ma noi ci ricordiamo di Lui, ricordiamolo anche oggi in occasione del centenario della sua nascita. In suo onore riportiamo, ancora una volta, un intervento di Donato Valli suo grande amico ed estimatore.
***
Con Pietro Gatti, mite e grande poeta in dialetto di Ceglie Messapica, è un altro pezzo del Salento che scompare. Rimane intatta, ma resa più tragica e solenne da questo evento, la scia luminosa della sua poesia.
Era il 1976 quando nelle nostre case giunse come angelo portatore di messaggi di altre terre, di altri destini, un modesto libretto stampato da Schena di Fasano, A terra meje (La mia terra). Nessuno di noi, cultori occasionali della letteratura salentina, aveva sentito parlare di Pietro Gatti; ma quando io e Oreste Macrì e Mario Marti ci trovammo in uno dei soliti conversari estivi a scambiarci le esperienze delle nostre letture e dei nostri lavori, non potemmo fare a meno di parlare di questo libretto che si era imposto alla nostra attenzione con una veemenza inusuale per chi è abituato a ricevere e leggere centinaia di libri di poeti più o meno veri e vivi. Eppure Gatti aveva vissuto nel silenzio e nel suo romitaggio cegliese oltre sessant’anni della sua vita, casta ed essenziale fino all’inverosimile.
Con lui irrompeva nella letteratura dialettale del Salento il più alto e maturo Novecento poetico. Il passaggio dal Sette all’Ottocento aveva salutato il realismo arcadico di Francescantonio D’Amelio; il passaggio dall’Otto al Novecento il realismo romantico di Giuseppe De Dominicis; il Novecento il realismo fantastico e cosmico di Pietro Gatti. La sua Ceglie diventava il centro dell’universo, mai un punto così umile e modesto della ideale carta geografica dell’umanità si era slargato fino a comprendere le fatiche, i dolori, i sacrifici, la morte di tutti i contadini e diseredati del mondo. Infatti attraverso la storia di miseria e di nobiltà dei personaggi passa il dramma di una umanità costretta a misurarsi con il male storico dell’esistenza, a gioire del suo dolore, a respirare dei suoi sogni, a vivere della sua morte.
In Gatti l’adesione alle ragioni telluriche, fatali di questa povertà, di questa asprezza di vita, sembra qualcosa di naturale, di istintivo, una sorta di grazia concessa all’uomo da un dio spietato perché egli avesse coscienza del suo destino. Nulla di più astratto e nulla di più concreto; mai tanta sofferenza di pianti nella nostra poesia aveva raggiunto tali effetti di umanissima pietà e consolazione, mai la religione si era vestita dei panni di chi lotta, senza odio e senza invidia, per la sopravvivenza, forte soltanto di uno spirito che è la somma di tutte le offese subite nel corso della storia della terra.
Nel 1984 vedeva la luce di un altro libretto di poesie che è il giusto complemento del primo, dal titolo ‘Nguna vite (Alcuna vita). Questa volta, l’attenzione del poeta si era fermata sui bambini precocemente morti per via delle privazioni, dello sfruttamento, dell’abbandono, del semplice scatenarsi di forze naturali incontrollabili. Gatti si era identificato con la morte di tutti gli innocenti e ci faceva giungere in una sorta di Spoon River salentino, le voci flebili di vite incompiute e sofferenti di questa loro incompiutezza.
Eppure in tanta spontaneità di sentimenti, quanto lavorìo, e quante letture, e quanta cultura si avvertono! Gatti ha dietro di se un bagaglio di segreti studi, grazie ai quali conferisce al dialetto un’armonia, un ritmo, una risonanza che riscattano la sua povertà e lo impongono come l’espressione più alta e naturale di profondi pensieri e di universali sentimenti.

ripubblico per Pietro Gatti poeta della Messapia

PIETRO GATTI. UN POETA!

Postato il | agosto 5, 2010 su http://www.midiesis.it

Questa volta l’occasione del ritorno a Ceglie Messapica  è la presentazione dell’opera omnia di Pietro Gatti.

Non tento neanche di iniziare un resoconto critico-letterario della serata. Dovevate starci ed allora avreste goduto della brillantezza delle relazioni del prof. Gerardo Trisolino, di Lino Angiuli giornalista-editore e di Raffaele Nigro.

Intendo, invece, dare risalto ad alcune vicende collaterali emerse dagli interventi.

Intanto, in tutta la serata è rimasto predominante e prepotente l’orgoglio della figlia e del genero del poeta che difficilmente si arrenderanno al lento, inesorabile e forse scontato affievolimento della conoscenza dell’opera e della figura di don Pietro Gatti.

L’avvocato Nicola Ciracì (condannato a rappresentare il ruolo dell’Amministrazione Comunale) con i suoi modi eleganti ed essenziali, riafferma la volontà della Città di identificarsi in Pietro Gatti, Emilio Notte, la Gastronomia e, continuando un discorso iniziato con la precedente amministrazione Federico, annuncia un progetto culturale da realizzarsi proprio nel Castello che ospita la manifestazione.

Freddo, lucido, purtroppo vero,  forse spietato è l’intervento di Raffaele Nigro. Nessuno spazio ad entusiasmi commemorativi! Ha riconosciuto il valore di questo poeta dialettale, ma non ha nascosto la grande difficoltà di inserire in un più ampio discorso editoriale l’opera di Pietro Gatti. Secondo lui sarà anche difficile che nella scuola, tra i giovani, si possa far conoscere questo poeta perchè oggi la società sembra aver perso la voglia di impegnarsi in pensieri profondi, in autoanalisi, in riflessioni sull’essere e sul senso della vita. Difficile il successo per un’opera dialettale con suoni, accenti e cadenze ormai sconosciuti agli stessi cegliesi ed uno” scritto” ancora più indecifrabile!

Quindi…tutto inutile? No! Raffele Nigro si sbaglia! La sua barba ormai bianca non è il simbolo di una raggiunta serenità e ponderata saggezza, ma la conseguenza di tante lotte combattute, vinte e perse nel “sistema”. Pietro Gatti, con la sua poesia, resta un’oasi, l’isola sulla quale approdare nel momento in cui non troveremo nella TV, nella omologazione, nella globalizzazione, le risposte ai nostri bisogni.

“PIETRO GATTI, POETA

Volume 1° e 2°

A cura di Donato Valli

Manni Editore- 2010”                                      sanmichelesalentino05agosto2010edmondobellanova

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