Pietro Gatti il Poeta di Ceglie Messapica.

…e della sua terra rossa

Archivio per il tag “Pietro Gatti sul web”

ieri sera piantai lo zànzelo

Nu vecchju diarie d’amore fu pubblicato nel 1973 in occasione delle nozze della figlia Mimma con Michele.
“Nu vecchju diarie d’amore è il racconto sussurrato di un amore, l’amore del poeta che generò colei che, andata sposa, ha a sua volta perpetuato nella schiera familiare il nome suo ora alla terza generazione.
Non sono questi versi da serenata, ma rispettosa, fervida preghiera che precede, come si può leggere di seguito, e anche nella lingua madre del poeta, lingua che non oso sciupare, un’umana e poi stizzosa spiegazione della ritrosia invitante.
L’umanità che è nella silloge, affonda nella socialità locale con ricordi di tradizione e uso di stornelli d’amore: ieri sera piantai lo zànzelo, stamattina è fiorito: credevo ch’era l’innamorato, era lo zànzelo fiorito. Questa è la preistoria della storia della poesia di Pietro Gatti, poesia che convinse, per sincerità e bontà, lettori e critici fin da allora, subito, appena la raccolta fu pubblicata nel 1973″. (Rosario Jurlaro, Il messaggio umano e sociale di Pietro Gatti poeta, in Pietro Gatti e la modernità poetica,  Edipan 2014).
Clicca qui per ascoltare.
Annunci

Sonde de terre le penziere mije (Sono di terra i miei pensieri)

Seminario Pietro Gatti fronte

A terra meje (1976) è lo spazio dell’intelligenza e del cuore: il luogo dei continui ritorni, scanditi nel tempo, su cui il poeta riversa l’ansia di parlare con la terra, approfondendo la sua indagine che sembra ininterrotta e affinando lo stile, che diviene la filigrana del suo pensare. Descrive una modalità dell’esistenza che non permette consolazioni, né soluzioni perché batte un terreno inevitabile, in cui la sua fantasia di poeta ritrova l’ossessione di certe figure e sfondi. Le forme della realtà descritte si configurano attraverso una scrittura melodica, che risalta in particolare nella sua struggente predilezione “per gli umili, gli indifesi, i deboli” il cui dolore è da Pietro Gatti introiettato. Il poeta è stato coerente con la sua scelta ideologica di rifiuto totale dell’ingiustizia e dell’arroganza del mondo e la figlia dirà: “Mio padre ha sempre improntato la sua vita a due valori fondamentali: il rifiuto dell’ingiustizia e il rispetto incondizionato verso gli altri, chiunque fossero e comunque la pensassero. Soprattutto gli umili, gli indifesi, i deboli (quelli poi saranno le sue creature poetiche) catturavano la sua attenzione e a loro offriva spontaneamente aiuto durante il suo lavoro e fuori dal lavoro”. E per fare questo si serve di un parlare “musicale” che si nutre del linguaggio parlato, del ritmo naturale del dialetto che attraversa tutta la composizione poetica. I bordi acustici e sonori della parola e dell’intero verso sono impastati dal poeta diluendosi nell’idea e nella qualità semantica della parola. Sonde de terre le penziere mije: /de terre ca do trònete ‘nzeddechèschene /a porva porve (Sono di terra i pensieri miei: di terra che due tuoni sprizzano la sola polvere). “ Il poeta estrae dalla terra la forza necessaria per parlare al mondo, utilizza quella terra costituita da un viluppo di radici e anime per comunicare la mestizia e la sottesa malinconia che impregna gli abitanti di quello spazio di mondo”. Questa terra è il palcoscenico che ospita lo snodarsi della vita dei protagonisti: un universo di fisicità, di rapporti carnali, di dolori e disillusioni, senza mai uno smottamento della sfera affettiva o un cedere ad un cenno di emozioni che sembrano anche loro perseguitate dall’essere pezzenti. E allora il poeta dice: I ssapene de terre le parole mije pure (E sanno di terra le parole mie pure)”. Maria Antonietta Epifani, ‘Va’, poesia, e la mia gente trova’, Tra i luoghi della memoria di Pietro Gatti, in Pietro Gatti e la modernità poetica, Edipan 2014, pp. 91 – 92.

A terra meje (La mia terra) vien pubblicato nel maggio 1976 dalla Grafischena di Fasano di Puglia

(fonte)

Vedi anche:

“Casa meje ete pròpie ca ccumenze”

Ora non resta c…

Ora non resta che mantenere l’altra promessa fatta durante il seminario: l’intitolazione al poeta di un luogo della nostra città, una via o una piazza.

http://ahiceglie.blogspot.it/2014/02/saranno-pubblicati.html

…vite.

Ma quessa pila muscete de sciotte
de vuemmeche de droche quessa tragghje
de turnise camiale tanda carte
trebbunale i ccaserme quessa morre
muezzeche sgrame sanghe stu vendacce
nu purvarone ca strafoche.

vite.

Cussu paise jave assè ca i mmuerte.
Ippure a stu paise ind’a lle strate
tra nna chjanghele i ll’ate cressce l’erve
queda stesse de fore i a lle pezzule
i rripe a lle paretere le fiure
tutt’anzibbele com’a ttanda uecchje
de peccinne ca sciochene ind’o sole.
Vugghje sarà de n’ata vite

A vite?

Navigazione articolo